Nel segno della memoria e dell’educazione civica, la Ciociaria ha celebrato il Giorno della Memoria coinvolgendo scuole, istituzioni e studiosi in un percorso di approfondimento storico dedicato alla Shoah nel Basso Lazio. I Comuni di San Donato Val di Comino e Posta Fibreno, luoghi segnati dall’arresto e dalla deportazione degli ebrei stranieri internati durante la Seconda guerra mondiale, hanno scelto di ricordare il Giorno della Memoria il 27 gennaio con una cerimonia partecipata, rivolta in particolare alle nuove generazioni. Un modo per restituire voce a una storia locale che si intreccia drammaticamente con la tragedia europea della Shoah.

La Fondazione Giuseppe Levi Pelloni è stata protagonista dell’evento con gli studenti di San Donato Val di Comino e Monte San Giovanni Campano in visita al Museo del Novecento e della Shoah.

All’incontro, ospitato nel teatro della scuola, hanno preso parte le autorità scolastiche, i docenti e i rappresentanti istituzionali, tra cui Enrico Pittiglio, sindaco di San Donato Val di Comino e vicepresidente della Provincia di Frosinone, ed Emiliano Cinelli, sindaco di Monte San Giovanni Campano. Presenti anche Luca Leone, coordinatore del Museo del Novecento e della Shoah, Michele Di Lonardo dell’Associazione “Cassino Città per la Pace”, la professoressa Paola Sonnino, vicepresidente della Fondazione Giuseppe Levi Pelloni, e lo storico Pino Pelloni, intervenuto anche a nome della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo – Comitato romano Ernesto Nathan.

Dopo il momento di riflessione collettiva, i bambini delle scuole di San Donato e Monte San Giovanni Campano hanno deposto una corona floreale al Memoriale della Shoah in piazza Giacomo Matteotti. La commemorazione è proseguita in via Cerasole, davanti alla casa che ospitò i piccoli Noemi e Italo Levi, simbolo innocente di una tragedia che colpì anche le comunità della Val di Comino.

La Shoah nel Basso Lazio

La storia ricordata nel Giorno della Memoria affonda le sue radici nel 1940, quando, pochi giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia, venne ordinato l’arresto di uomini ebrei tra i 18 e i 60 anni, di nazionalità tedesca, polacca, cecoslovacca o apolidi. In provincia di Frosinone gli internati furono destinati a diversi comuni, tra cui San Donato Val di Comino, che accolse 28 ebrei, il numero più alto nel Lazio e uno dei più elevati in Italia.

Il 6 aprile 1944, Giovedì Santo e vigilia della Pasqua ebraica, la Feldgendarmerie tedesca fece irruzione a San Donato. Sedici ebrei – uomini, donne, bambini e una ragazza disabile – furono arrestati nelle prime ore del mattino. Drammatiche le testimonianze di chi cercò di salvare almeno i più piccoli, come Pierina Negrini, che assistette all’arresto della famiglia Levi e tentò invano di sottrarre la piccola Noemi alla deportazione.

Dopo l’identificazione e gli interrogatori, gli arrestati vennero caricati su un camion, proprio nel luogo dove oggi sorge il Memoriale della Shoah. Arresto e interrogatori colpirono anche Pasqualina Perrella e Carmela Cardarelli, dipendenti dell’ufficio anagrafe, accusate di aver falsificato documenti per salvare gli ebrei.

Il viaggio verso la deportazione proseguì da San Donato a Roma, poi nel carcere di Regina Coeli e infine nel campo di concentramento di Fossoli, a Carpi. Da lì, il 16 maggio 1944, partì il convoglio diretto ad Auschwitz. Dopo otto giorni di viaggio, il treno giunse prima ad Auschwitz e poi a Birkenau, dove avvenne la selezione: famiglie divise, genitori separati dai figli, vite spezzate in pochi istanti.

Dei diciannove deportati provenienti da San Donato Val di Comino e Posta Fibreno, solo quattro sopravvissero: Ernst Sass, Rosa Blody, Gertrude Glaser ed Enrico Levi.

I nomi, per non dimenticare

Ricordarli uno ad uno è il cuore del Giorno della Memoria.

Tra i deportati catturati a Posta Fibreno: Ernst Sass, Augusta Shuler e il piccolo Peter Sass, di tre anni.

Tra quelli arrestati a San Donato Val di Comino: Osvald Adler, Clara Babad, Grete Berger, Henriette Bettmann, Grete Bloch, Rosa Blody, Chane Feldhorn, Gertrude Glaser, Ignazio Gross, Gabriella Kazar, Edith Kreiner, Edith Landsberger, Enrico Levi, Samuel Stein, e i bambini Italo Levi, di nove anni, e la sorella Noemi, di appena un anno.

Nel silenzio delle celebrazioni e nella voce dei ragazzi, il Giorno della Memoria torna così ad essere non solo ricordo, ma responsabilità civile e impegno contro ogni forma di odio e discriminazione.

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