Martedì 28 aprile, alle ore 17, presso l’Aula Magna dell’ Ic PiagetMajorana in piazza Minucciano nel quartiere Nuovo Salario, si terrà un incontro pubblico dedicato a scuola, mondo classico e identità nazionale, a partire dal volume di Umberto Livadiotti Sognando il passato. Archeologia, storia antica e immaginario nazionalista, pubblicato da Viella Editrice.
L’evento vedrà il dialogo tra Christian Raimo, scrittore, giornalista e saggista oltre che docente di storia e filosofia presso il Liceo Archimede, e Gianluca De Sanctis, docente universitario, esperto di antropologia del mondo antico e storia romana, nonché insegnante di lettere al Liceo Aristofane. A moderare e stimolare la discussione sarà Umberto Livadiotti.
L’incontro si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo del mondo antico nella costruzione dell’immaginario contemporaneo, in particolare quando la storia viene riletta e reinterpretata all’interno dei discorsi sull’identità nazionale.
Il confronto tra i relatori promette di intrecciare prospettive diverse: da un lato l’analisi critica delle narrazioni storiche che attraversano la scuola e la cultura pubblica, dall’altro l’approccio storico-antropologico che mette in discussione le semplificazioni dell’antico come “origine” lineare della nazione.
La discussione è aperta a tutta la comunità scolastica e non solo: docenti, studenti, famiglie, associazioni ed editori sono invitati a partecipare, in un’ottica di dialogo e confronto che mette al centro il valore educativo della storia e del pensiero critico.
Il libro
Sognando il passato. Archeologia, storia antica e immaginario nazionalista di Umberto Livadiotti è un saggio che indaga il modo in cui l’antichità viene spesso reinterpretata e “costruita” all’interno dei discorsi identitari moderni. Il volume mostra come archeologia e storia antica non siano solo discipline accademiche, ma anche campi attraversati da narrazioni politiche e culturali che influenzano profondamente l’immaginario collettivo.
L’idea centrale è che il passato non venga semplicemente scoperto, ma continuamente riscritto: monumenti, miti, simboli e figure del mondo antico vengono spesso utilizzati per rafforzare narrazioni nazionali, talvolta semplificate o ideologiche. Il libro invita quindi a uno sguardo critico, capace di distinguere tra ricerca storica e uso pubblico della storia, evidenziando le tensioni tra sapere scientifico e costruzione dell’identità.
In questo senso, il testo si inserisce in un dibattito attuale e particolarmente rilevante per la scuola e per la formazione delle nuove generazioni, chiamate a confrontarsi con un passato che non è mai neutro, ma sempre interpretato.
